{"id":1461,"date":"2023-08-29T11:44:04","date_gmt":"2023-08-29T10:44:04","guid":{"rendered":"https:\/\/giuseppepetruzzellis.com\/?p=1461"},"modified":"2023-08-29T12:36:25","modified_gmt":"2023-08-29T11:36:25","slug":"letture-sul-fare-cinema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giuseppepetruzzellis.com\/index.php\/2023\/08\/29\/letture-sul-fare-cinema\/","title":{"rendered":"Letture sul fare cinema"},"content":{"rendered":"\n<p>Una raccolta di libri sulla settima arte, per\/su registi, montatori, filmmakers&#8230; <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-uagb-info-box uagb-block-96b76d86 uagb-infobox__content-wrap  uagb-infobox-icon-left uagb-infobox-left uagb-infobox-stacked-tablet uagb-infobox-image-valign-top\"><div class=\"uagb-ifb-image-content\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/giuseppepetruzzellis.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/custom-59a02fa6fd18ca412e94884efe9f721b.png-1-300x300.webp\" alt=\"\" width=\"\" height=\"0\" loading=\"lazy\"\/><\/div><div class=\"uagb-ifb-content\"><div class=\"uagb-ifb-title-wrap\"><h3 class=\"uagb-ifb-title\"><strong>Il cinema e l&#8217;arte del montaggio.&nbsp;Conversazioni con Walter Murch<\/strong>.<\/h3><\/div><p class=\"uagb-ifb-desc\"><em><strong>di&nbsp;&nbsp;Michael Ondaatje&nbsp;&nbsp;(Autore),&nbsp;Elena Rossi&nbsp;&nbsp;(Traduttore)<\/strong><br><\/em>Autore del &#8220;Paziente inglese&#8221;, Michael Ondaatje incontra Walter Murch, montatore di suoni e immagini, durante le riprese del film tratto dal suo romanzo. Ed \u00e8 proprio osservando Murch lavorare al montaggio che lo scrittore scopre che nella realizzazione di un film questa \u00e8 la fase pi\u00f9 creativa e che pi\u00f9 si avvicina all&#8217;arte della scrittura. Come una sorta di &#8220;Zen e l&#8217;arte del montaggio&#8221;, il volume si rivolge a scrittori e lettori, ma anche a registi e spettatori sottolineando le analogie tra i rispettivi mestieri.<\/p><\/div><\/div>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-uagb-info-box uagb-block-b969c124 uagb-infobox__content-wrap  uagb-infobox-icon-left uagb-infobox-left uagb-infobox-stacked-tablet uagb-infobox-image-valign-top\"><div class=\"uagb-ifb-image-content\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/giuseppepetruzzellis.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/in-un-batter-d-occhi-b88044d7c0195b647f8b225f6dcf37ee.png-300x300.webp\" alt=\"\" width=\"\" height=\"0\" loading=\"lazy\"\/><\/div><div class=\"uagb-ifb-content\"><div class=\"uagb-ifb-title-wrap\"><h3 class=\"uagb-ifb-title\"><strong>In un batter d&#8217;occhi. Una prospettiva sul montaggio cinematografico nell&#8217;era digitale<\/strong>.<\/h3><\/div><p class=\"uagb-ifb-desc\"><em><strong>di&nbsp;&nbsp;Walter Murch&nbsp;&nbsp;(Autore),&nbsp;Gianluca Fumagalli&nbsp;&nbsp;(Traduttore)<\/strong><\/em><br>Cercando di svelare un mistero basilare del cinema (perch\u00e9 funzionano gli stacchi?) Walter Murch invita il lettore a una \u00abcavalcata\u00bb tra i fondamenti estetici e i problemi pratici del montaggio cinematografico. Lungo la strada, Murch offre il suo punto di vista privilegiato su temi come: la continuit\u00e0 e la discontinuit\u00e0 spazio-temporale nei film, nei sogni e nella vita di tutti i giorni; i criteri per fare uno stacco che funziona; il batter d&#8217;occhi come corrispettivo dello stacco nel montaggio dei pensieri e quindi suggerimento emozionale per lo stacco nel montaggio dei film; e molto di pi\u00f9. La seconda sezione del libro, dedicata al montaggio digitale, inedita e scritta da Murch appositamente per l&#8217;edizione italiana, analizza in profondit\u00e0 i pro e i contro del montaggio non lineare e racconta l&#8217;avventurosa storia della sua personale rivoluzione digitale, dai primi esperimenti di montaggio elettronico con Francis Ford Coppola, con il quale ha vinto l&#8217;Oscar per il suono di Apocalypse Now, fino al clamoroso doppio Oscar per il montaggio (digitale) di immagine e suono in II paziente inglese.<\/p><\/div><\/div>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-uagb-info-box uagb-block-f711e451 uagb-infobox__content-wrap  uagb-infobox-icon-left uagb-infobox-left uagb-infobox-stacked-tablet uagb-infobox-image-valign-top\"><div class=\"uagb-ifb-image-content\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/giuseppepetruzzellis.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/custom-0eaafab4356fcf9fda4c6e35c5da45a5.png-300x300.webp\" alt=\"\" width=\"\" height=\"0\" loading=\"lazy\"\/><\/div><div class=\"uagb-ifb-content\"><div class=\"uagb-ifb-title-wrap\"><h3 class=\"uagb-ifb-title\"><strong>Non ho risposte semplici. <\/strong><br><strong>Il genio del cinema si racconta. <\/strong><\/h3><\/div><p class=\"uagb-ifb-desc\"><strong><em>di Stanley Kubrick (Autore), G. D. Phillips (a cura di), A. Mioni (Traduttore)&nbsp;<\/em><\/strong>&#8220;In tutto l&#8217;arco del Novecento, pochi registi sono stati capaci di attraversare i decenni e i generi mantenendo una cifra stilistica propria e riconoscibile cos\u00ec come \u00e8 riuscito a fare Stanley Kubrick. Questo volume presenta una raccolta di interviste che delineano con grande precisione il suo genio al tempo stesso visionario e metodico, che ha accompagnato &#8211; e in molti casi creato &#8211; l&#8217;immaginario degli ultimi cinquant&#8217;anni. Da Orizzonti di gloria a Full Metal Jacket, passando per 2001: Odissea nello spazio, Arancia meccanica e Barry Lyndon, quest&#8217;opera ripercorre le tappe della carriera di un cineasta spesso discusso, talvolta incompreso ma sempre indipendente fino all&#8217;ostinazione, che ci ha regalato alcune delle visioni pi\u00f9 belle e profonde della storia del cinema. L&#8217;amaro, titanico sforzo di Kubrick, che lui per primo sembra scrutare sarcasticamente, nasce forse dalla sua precisa coscienza dei limiti del mezzo-cinema; e la sua volont\u00e0 di spostarli sempre pi\u00f9 avanti, nella sperimentazione estetica e tecnologica, ha dei tratti ludici ma anche da fatica di Sisifo. Forse anche per questo, oggi che al cinema tutto \u00e8 possibile e non c&#8217;\u00e8 niente da scoprire, la sfida visionaria e follemente artigianale di Kubrick ci sembra quasi la negazione del cinema del presente.&#8221; <em>(dalla prefazione di Emiliano Morreale)<\/em><\/p><\/div><\/div>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-uagb-info-box uagb-block-d987871a uagb-infobox__content-wrap  uagb-infobox-icon-left uagb-infobox-left uagb-infobox-stacked-tablet uagb-infobox-image-valign-top\"><div class=\"uagb-ifb-image-content\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/giuseppepetruzzellis.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/custom-eb26c3ebf615a31e17952747b899fcf2.png-300x300.webp\" alt=\"\" width=\"\" height=\"0\" loading=\"lazy\"\/><\/div><div class=\"uagb-ifb-content\"><div class=\"uagb-ifb-title-wrap\"><h3 class=\"uagb-ifb-title\"><strong>La forma dell&#8217;anima: <\/strong><br><strong>il cinema e la ricerca dell&#8217;assoluto<\/strong>.<\/h3><\/div><p class=\"uagb-ifb-desc\"><strong><em>di&nbsp;&nbsp;Andrej Tarkovskij&nbsp;&nbsp;(Autore),&nbsp;A. Ulivi&nbsp;&nbsp;(a cura di),&nbsp;I. Serra&nbsp;&nbsp;(Traduttore)<\/em><\/strong>&nbsp;<br>Andrej Tarkovskij \u00e8 stato l&#8217;ultimo rappresentante della grande tradizione cinematografica russa, ancora oggi in grado di esercitare una decisiva influenza sul cinema d&#8217;autore contemporaneo. La sua \u00e8 stata una lezione di regia pura, sorretta da un&#8217;eccezionale maestria tecnica mai fine a se stessa e sempre al servizio di un&#8217;intensa ricerca spirituale. Tarkovskij si \u00e8 tenacemente opposto al materialismo sovietico a partire dalla sua stessa opera, un caleidoscopio di visioni mistiche e bagliori di profondo lirismo che restituiscono piena dignit\u00e0 alla condizione umana e al suo disperato bisogno di fede. In questo libro, incentrato su testi finora inediti, il regista ha tradotto in parole l&#8217;indagine esistenziale condotta attraverso la macchina da presa. Pagine che comunicano l&#8217;intensit\u00e0 e le atmosfere dei suoi lungometraggi, il fascino e l&#8217;indipendenza di un&#8217;arte che ha trasceso radicalmente la piatta superficialit\u00e0 della moderna civilt\u00e0 dell&#8217;immagine.<\/p><\/div><\/div>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-uagb-info-box uagb-block-6fcb879d uagb-infobox__content-wrap  uagb-infobox-icon-left uagb-infobox-left uagb-infobox-stacked-tablet uagb-infobox-image-valign-top\"><div class=\"uagb-ifb-image-content\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/giuseppepetruzzellis.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/custom-1da2c70ad3eca2062a0aeaab7052626e.png-300x300.webp\" alt=\"\" width=\"\" height=\"0\" loading=\"lazy\"\/><\/div><div class=\"uagb-ifb-content\"><div class=\"uagb-ifb-title-wrap\"><h3 class=\"uagb-ifb-title\"><strong>Il trascendente nel cinema. <\/strong><br><strong>Ozu, Bresson, Dreyer<\/strong><\/h3><\/div><p class=\"uagb-ifb-desc\"><strong><em>di&nbsp;&nbsp;Paul Schrader&nbsp;&nbsp;(Autore)<\/em><\/strong><br>Se lo stile trascendentale rappresenta un elemento di universalit\u00e0 all&#8217;interno delle molteplici possibilit\u00e0 di espressione che prendono corpo nella forma cinematografica, esso, insiste Schrader, pu\u00f2 essere per cos\u00ec dire &#8220;isolato&#8221;, estratto dalle sue manifestazioni particolari, analizzato e definito ad opera del critico. Lo stile trascendentale si sforza di raggiungere l&#8217;ineffabile e l&#8217;invisibile, ma non \u00e8 esso stesso tale, in quanto lo svolgimento della rappresentazione della trascendenza si svolge entro dinamiche temporali determinate. Cos\u00ec, nel volume di Schrader le differenze tra i film di Ozu, Bresson e Dreyer sono culturali e personali, mentre le loro similarit\u00e0 sono stilistiche, e rappresentano una riflessione sul trascendente nel cinema.<\/p><\/div><\/div>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-uagb-info-box uagb-block-f305cad8 uagb-infobox__content-wrap  uagb-infobox-icon-left uagb-infobox-left uagb-infobox-stacked-tablet uagb-infobox-image-valign-top\"><div class=\"uagb-ifb-image-content\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/giuseppepetruzzellis.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/s-l1200-e1693305523689-253x300.jpg\" alt=\"\" width=\"\" height=\"0\" loading=\"lazy\"\/><\/div><div class=\"uagb-ifb-content\"><div class=\"uagb-ifb-title-wrap\"><h3 class=\"uagb-ifb-title\"><strong>Fare un film \u00e8 per me vivere.<\/strong><br><strong>Scritti sul cinema<\/strong>.<\/h3><\/div><p class=\"uagb-ifb-desc\"><strong><em>di&nbsp;&nbsp;Michelangelo Antonioni&nbsp;&nbsp;(Autore),&nbsp;C. Di Carlo,&nbsp;G. Tinazzi&nbsp;&nbsp;(a cura di)<\/em><\/strong><br>Se con Michelangelo Antonioni si fa cominciare il cinema della modernit\u00e0 non \u00e8 per gusto di formule ma perch\u00e9 con questo regista &#8211; pi\u00f9 che con altri &#8211; il cinema si \u00e8 fatto interprete dei contrasti del cambiamento, del mutare del tempo, &#8220;non pi\u00f9 solamente a livello della grande storia &#8211; scrisse Roland Barthes &#8211; ma all&#8217;interno di quelle piccole storie di cui \u00e8 misura l&#8217;esistenza di ciascuno di noi&#8221;. La difficolt\u00e0 delle relazioni tra individuo e ambiente, il doloroso distacco del soggetto dal tempo degli eventi, la &#8220;malattia dei sentimenti&#8221; sono stati analizzati dalla sensibilit\u00e0 di questo autore del disagio filtrandoli attraverso gli umori pi\u00f9 vivi della cultura contemporanea. Ma il suo &#8220;cinema della crisi&#8221; ha significato prima di tutto messa in crisi del cinema, del sistema rappresentativo come si era andato consolidando e che non rispondeva pi\u00f9 ai bisogni del nuovo modo di mostrare e raccontare. L&#8217;essere dentro la storia di Antonioni \u00e8 nel senso dei suoi film, l&#8217;averla anticipata \u00e8 nelle sue innovazioni formali. Questo volume raccoglie gli scritti e le pi\u00f9 significative interviste al regista e fornisce quindi uno strumento indispensabile per penetrare nel suo mondo poetico, per intendere la complessit\u00e0 delle sue scelte stilistiche, per comprendere i rapporti tra cinema e altre forme espressive.<\/p><\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-uagb-info-box uagb-block-63f97e3b uagb-infobox__content-wrap  uagb-infobox-icon-left uagb-infobox-left uagb-infobox-stacked-tablet uagb-infobox-image-valign-top\"><div class=\"uagb-ifb-image-content\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/giuseppepetruzzellis.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/71APsmbE1UL-184x300.jpg\" alt=\"\" width=\"\" height=\"0\" loading=\"lazy\"\/><\/div><div class=\"uagb-ifb-content\"><div class=\"uagb-ifb-title-wrap\"><h3 class=\"uagb-ifb-title\">Fare un film.<\/h3><\/div><p class=\"uagb-ifb-desc\"><strong><em>di&nbsp;&nbsp;Federico Fellini&nbsp;&nbsp;(Autore)<\/em><\/strong><br>Il regista americano Joseph Losey scrive a Fellini: &#8220;Caro Federico, solo per dirti che la settimana scorsa ho rivisto alla televisione francese La dolce vita. Che film stupendo! Coraggio!&#8221; E Fellini risponde: &#8220;Caro Joseph, io non rivedo mai tutti i miei film e quando un amico me ne parla perch\u00e9 ne ha visto uno di recente, ho sempre un soprassalto, come se avessero scoperto all&#8217;improvviso che non ho pagato le tasse, o come se venissi a sapere che il marito di una bella signora ha scoperto tutto e mi cerca&#8230;&#8221; In questo libro, Federico Fellini ha svelato per la prima volta i legami misteriosi, talvolta inquietanti, che lo avvincono al suo lavoro. Fra divagazioni estrose e vagabondaggi della memoria, egli racconta l&#8217;atmosfera in cui ha realizzato i suoi film, gli episodi bizzarri o drammatici, gli incontri che sembravano insignificanti e furono memorabili. Ma soprattutto Fellini racconta come si offre alla sua immaginazione l&#8217;idea di un film, a cui \u00e8 solito accostarsi buttando gi\u00f9 piccoli disegni.<\/p><\/div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una raccolta di letture consigliate per\/su registi, montatori, 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